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«Fu Bertrand Russell a parlarmi del Vietnam»
Da il Corriere della sera.
LONDRA — C'erano 500mila soldati americani in Vietnam nel 1967. Quell'anno Paul McCartney scrisse per i Beatles When I'm Sixty-Four. I versi del giovane Paul erano dedicati alla sua ragazza, per dirle di come sarebbero invecchiati insieme, fino a 64 anni, appunto.
John Lennon invece pensava già alla politica e
nel 1968 affidò i suoi pensieri a Revolution. Nelle biografie dei
ragazzi venuti da Liverpool, Paul è indicato come il romantico-pop alla
Ob-La-Di Ob-La-Da, mentre John incarna l'anima contestatrice della
band. Questa è la storia, ma ora c'è il revisionismo. Dettato da Sir
Paul, che nel frattempo ha compiuto 66 anni, ha sempre i capelli a
caschetto, è costantemente innamorato e continua a cantare. Ma ha anche
voglia di raccontare, di spiegare che i problemi del mondo lui li aveva
scoperti per primo. E dice: «La verità è che siamo più o meno
inciampati in quegli avvenimenti.
Prendiamo il Vietnam: proprio quando avevamo cominciato ad essere famosi, qualcuno mi disse «Sai che Bertrand Russell abita qui vicino, a Chelsea, perché non vai a vederlo?». Presi un taxi, scesi da Abbey Road fino a Chelsea e bussai alla sua porta». Il filosofo, matematico e storico Bertrand Russell allora aveva più di novant'anni ed era un monumento del pacifismo, autore della History of Western Philosophy, era stato condannato a sei mesi di carcere nel 1917 per la sua opposizione alla Grande Guerra. Era per un «pacifismo relativo»: la guerra è sempre un male, diceva, ma in casi estremi come di fronte al nazismo può essere il male minore. L'intervento americano in Vietnam invece, secondo Russell, era un crimine. Le sue parole furono una rivelazione per il bel Paul: «Era favoloso. Mi parlò della guerra in Vietnam — la maggior parte di noi non ne sapeva niente, non era ancora sui giornali — e mi disse che era una faccenda molto brutta».
McCartney riprese il taxi, risalì a Abbey Road, la strada londinese dove i Beatles incidevano i loro dischi e raccontò tutto ai ragazzi: «Ne parlai soprattutto a John e decidemmo di sostenere il movimento per la pace». Paul McCartney dunque rivendica di essere stato lui l'ispiratore della svolta politica dei Beatles. Paul l'ideologo e John Lennon l'autore dei testi, da Revolution a Give peace a chance. Per la sua intervista revisionista Sir Paul ha scelto una rivista intellettuale di politica, Prospect. Il giornalista al quale ha affidato il messaggio è Jonathan Power, storiografo di Amnesty International, nonché suo vecchio compagno delle scuole medie. Power gli porge le battute: «Sei stato il megafono di una generazione...».
L'ex Beatle conferma: «La gente spesso mi chiede se penso che la musica possa cambiare il mondo. Io ci credo, perché i musicisti famosi sono ascoltati. Forse abbiamo gettato i semi per altri che sono venuti dopo, gente come Bob Geldof e Bono, quelli che hanno il megafono ora». I ricordi politici di McCartney «seminatore di pace» però non coincidono con quelli di altri protagonisti di quegli Anni Sessanta. John Lennon è stato ucciso e non può parlare, ma Alan Clayson, che ha scritto biografie separate dei Quattro, dice al Sunday Times: «Penso che Paul stia riscrivendo la storia ora che Lennon non c'è». E Tariq Ali, lo scrittore anglo-pachistano che era uno dei leader della New Left, dibatteva con Henry Kissinger e guidava le grandi marce contro la guerra del Vietnam a Londra, esprime seri dubbi: «Non mi ricordo assolutamente di questa storia. È possibile che McCartney abbia incontrato Bertrand Russell, ma io certamente non ho mai avuto contatti con lui e se avesse avuto quelle idee allora noi lo avremmo saputo. Era Lennon che si preoccupava del Vietnam e non mi parlò mai di Paul».
Guido Santevecchi
Il musicista ha scelto gli storici studi di registrazione londinesi
per presentare il suo nuovo lavoro realizzato sotto il nome di The Fireman
dal nostro inviato GINO CASTALDO
LONDRA - A ciascuno i suoi giochi. Lui ha scelto una brillante maschera, chiamata The fireman, il pompiere, proprio come nei desideri che si coltivano da bambini. Con questa sigla ha inciso due dischi (nel 1993 e nel 1998), bizzarri, sperimentali trance da discoteca senza parole, all'inizio anonimi, prima che si scoprisse che dietro la giocosa sigla c'era proprio lui l'ex beatle Paul McCartney, in compagnia di Youth, il bassista dei Killing Joke. Ora (il 17 novembre) il pompiere ritorna, con Electric arguments, e nemmeno tenta di dissimulare la paternità del lavoro, anche perché a differenza dei primi due, questo è un disco di canzoni, assurde, fantasiose, imprevedibili, ma tutte cantate dall'inconfondibile voce di Paul, che sembra tornato ai giorni felici della esplosiva creatività beatlesiana.
"Abbiamo inciso tredici canzoni in tredici giorni, nel mio studio nel
Sussex" racconta Paul, "e la cosa straordinaria è che non avevamo nulla
in mano, non mi era mai successo prima, quando andavo in studio avevo
già le canzoni, i testi, i titoli, anche nelle precedenti esperienze
Fireman era diverso, erano musiche trance da club a tarda notte, ma
questa volta sono venute fuori canzoni".
Il resto dell'articolo, su Repubblica.
nel brano «Nothing too much, just out of sight», Sir Paul le canta all'ex moglie... Sottile vendetta in musica : in un nuovo brano riferimenti al divorzio milionario.
LONDRA - La vendetta è un piatto che va servito freddo. Lo sa bene Sir Paul McCartney: sette mesi dopo il divorzio milionario dall'ex moglie, Heather Mills, che gli è costato cinquanta milioni di dollari, l'ex Beatle si è preso la sua piccola rivincita utilizzando lo strumento che meglio più gli appartiene, la musica.
AFFONDO SOTTILE - Anche se sottile, l'affondo di McCartney contro l'ex moglie non è passato inosservato. Lo ha scoperto il Sun,
che invita i fan ad ascoltare l'attacco della nuova canzone che sta
incidendo il baronetto nell'ambito del progetto noto come «The
fireman»: il pezzo in questione è «Nothing too much, just out of
sight». In una delle strofe del brano l'ex Beatles, e sarebbe questo il
colpo basso di Sir Paul, l'ex Beatle canta: «Ora hai i soldi, ma ti
mancano le buone maniere».
Fonte: clicca Corriere.
E’ tra le più celebrate canzoni di Paul presenti White album, il leggendario doppio album, entrata di fatto nel suo repertorio post Beatles. All'epoca alcuni la interpretarono in chiave politica, leggendovi richiami al Black Power americano, tesi successivamente sconfessata dall'autore. I versi, particolarmente riusciti nella loro tensione poetica, si pongono tra la migliore produzione di McCartney, e ben si accompagnano ad un arpeggio sobrio e scarno durante il quale gli effetti ‘particolari’, che avrebbero mostrato il genio di George Martin in album come sgt. Pepper, si limitano qui al canto di qualche uccellino.
Blackbird singing in the dead of night
(Merlo che canti nel cuore della notte)
Take these broken wings ad learn to fly
(Prendi queste ali spezzate e impara a volare)
All your life
(Per tutta la vita)
You were only waiting for this moment to arise.
(Non hai aspettato che questo momento per spiccare il volo…)
Questa che vi proponiamo è la versione californiana, quieta e tranquilla, della superband country-rock Crosby, Stills, Nash & Young.
I musicisti che la formarono provenivano da tre gruppi attivi a metà anni sessanta e specializzati nel repertorio folk-rock (gli statunitensi Byrds e Buffalo Springfield e gli inglesi Hollies). Tali gruppi erano considerati una sorta di alter ego dei Beatles e, almeno in parte, un tentativo di risposta americana allo strapotere del gruppo di Liverpool. Il supergruppo CSN&Y - più volte sciolto e più volte ricomposto sotto forma di duo o trio, in combinazioni sempre differenti - è tornato ad esibirsi dal vivo nella primavera del 2005. I componenti sono quattro fra i migliori cantanti, autori e musicisti della scena rock degli ultimi quarant'anni: David Crosby (già chitarrista, autore e cantante dei Byrds ); Stephen Stills (cantante e chitarrista dei Buffalo Springfields e, successivamente, dei Manassas); Graham Nash (autore e chitarrista e tastierista del gruppo inglese degli Hollies); Neil Young (autore e chitarrista dei Buffalo Springfield e, successivamente, del gruppo dei Crazy Horse; forse colui che ha avuto il maggiore successo anche come solista; presente in alcuni concerti dei Traveling Wilburys di Bob Dylan).
Paul ricorda di averla scritta nel suo salotto, utilizzando anche il pianoforte, durante una delle fughe da scuola assieme a John, il quale si limitò a intervenire in un paio di versi. In origine iniziava con "She was just seventeen never been a beauty queen" ("Aveva solo diciassette anni, mai stata una reginetta di bellezza"). Fu John a insistere perché fosse cambiata. La versione che vi proponiamo è un live di vari artisti, tra cui B. Springsteen, B. Joel, B. Dylan e M. Jagger; e c’è anche George Harrison nella selva dei musicisti di quella serata. E’ una cover che non rimanda né al disco né alle performance live dei Beatles (nelle quali il pezzo poteva durare anche venti minuti tra un assolo e l’altro). E’ un tributo, un omaggio, confezionato con il consueto buongusto che da sempre contraddistingue gli americani.
Nei 4fabs, è il buon Vito a suonare il basso. Ma non un basso qualsiasi, bensì quello della Hofner: uno strumento molto particolare, riconoscibilissimo anche dai meno ferrati nella storia della musica per la sua caratteristica forma a violino. La Hofner, ditta tedesca che produce anche chitarre, è diventata famosa sull'onda del successo dei Beatles; e il nostro alias Paul ha uno strumento che non solo è un piccolo simbolo di quell'epoca di cambiamenti, ma che quegli anni li ha respirati e visti esso stesso. Potessero parlare, le cose, chissà cosa ci direbbero!
Delle caratterristiche della casa produttrice, del suo basso, e della storia per recuperlo, Vito vi racconta.
Buona lettura!
L'Hofner protagonista di due diversi periodi dei Beatles: in alto, Paul agli albori della carriera; in basso, sul tetto della Apple per l'ultimo concerto.